IL DUNQUE

Il Dunque è un personaggio che non risulta all’anagrafe. Non nasce come di solito si nasce. Né fa le cose che fanno quelli come noi. E’ un flatus, è un niente. Anche il piacere di avere goduto questo niente è un Dunque. La morte non gli è amica perché la morte lo separa. Ma il niente dentro il quale è cresciuto gli sta bene, visto che se ne fotte dei segnali di pericolo: piantare un albero, lasciare un verso, fare un figlio e altre cazzate autostradali. Il piacere è stato nel vedersi, nello stare insieme, nel parlare, nell’avere occhio e curiosare tra le ombre. Non c’è storia nei sentimenti della perdita. E la perdita non è mai stata un sentimento. E’ una grossissima stronzata quello che resta. Si va via dove si va e mentre si va via dove si va? E’ assurdo essere dentro questa domanda. Dio non c’è. Non ci aiuta. Non c’è nessuno dopo di noi anche se ancora siamo noi. Ma chi se ne fotte di dio e del piacere assoluto di essere qui e di non essere più nello stesso tempo. Ricorderà un cazzo in punto di morte il Dunque? La scienza non lo aiuta. Dunque?

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