da MITOLOGIA DEL CENCIO – n.96
Gerundiale nascere appena etimo di bilancia.
Gerundiale nascere appena etimo di bilancia.
Girandole di addii starti accanto dove rimescola la favola fugace e strilla il gatto fati di resine.
Pesciolini d’argento il tuo sguardo, sbocciano le rondini in dita di carezze.
Anche il cipresso è brullo bruciato rampollo e genero è la tana che mi resta consapevole fine di noia iato d’orchestra oramai. Morirò con una chiavetta in mano per il tragitto senza destinazione col bonus delle spalle dell’angelo così dolce leggio chissà successo unicità con la platea colma. Apostolo di …
A tutte stragi i ricordi Nell’ottuso presente La sopravvivenza vedova La veletta di cancellarti Senza nessun male. Amnesia del pane sperdere Le tetre partorienti senza L’amore di restare innamorate Ebeti. Brevetto di condanna Contaminare il tempo per la Gelata del fato senza zattera.
Col sale nel caffè ho visto il rantolo dell’ultima elemosina del panico rendita d’umile caso.
La ruggine che deborda dal petto ginnico del vissuto tosto elemento di sconfitta: allieti ora lasciare la lite delle cornici storte. A monte non c’è paese di casa né all’altare la preghiera cresimi nodo di dolere d’era.
Eraso il fiume, colma la catastrofe che sul prossimo teschio pervade la breve vita che fu concessa alle due gemelle dispari. Così il quaderno delle memorielle ree di essere state vive, forse.
Dal seggiolino probo Aspetti l’angelo Quasi un morbo un virus Minore di un attimo. Dalla cavità dell’inno stanziale La preghiera giace, infima tace. Tu allegra la bandiera in fiamme Senza qualità alcuna troneggi Nel resto barbaro l’attesa Il crimine nel boato dell’insonnia
Lenta e bruta la vecchiezza orrida Consente altari da suicidio Deserti immensi, fruste le arsure.