contenitori # 4

nella cassa oblunga della realtà.
dove poi transitano si incrociano si incastrano tutti ulteriori mondi, smozzicati, incompleti, à faire. che poi si leggono e non si capiscono come quei film dove agli autori gli parte la mano e esagerano e sembra che girino il film come dentro la loro testa rivolgendosi in lingue cifrate solo a sé stessi che sono i loro migliori amici in una tautologia serpentesca che si mangia coda piedi palle culo e cazzo tutto insieme – il corredo delle parti basse, insomma. autori non per altri ma per sé. il sé in sé della filosofia simile agli autori che girano il film come dentro la loro testa rivolgendosi in lingue cifrate (e decrittate dagli: accademici – come dice il vocabolo il demos degli accadi, particolarmente ignoranti e arretrati, arretrati proprio nel tempo).
allora accese un fiammifero.
purtroppo ne aveva tanti: lui è un tirchio di prim’ordine ed è condannato a conservarli con ansia, mentre sosta nella cassa oblunga della realtà. ne avesse avuti pochi, la realtà avrebbe deciso in fretta e facilmente per lui e avrebbe fatto finire i fiammiferi finalmente subito. invece le regole del gioco sono sempre più complesse. i fiammiferi sono stati contati per durare precisamente quanto l’intera vita sua, tutta svolta dentro la cassa oblunga della realtà. quella che filtra con i cinque sensi più uno (il raziocino) tutto quello che si postula ci sia intorno, fuori dalla cassa. e dentro. teorie inventano tutto un paesaggio di scatole, casse di frutta, probabilmente arance navel. dalla spagna.
lui comunque non intende cambiare le buone vecchie sane abitudini. è tirchio da tanto, da sempre. rimane. è destinato a monte a morire con molti fiammiferi d’avanzo in tasca, avendo scelto di consumare gran parte della sua esistenza al buio.

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