GITA IN CENTRO

Si andava in centro, noi dei borghi a ridosso delle campagne, come fosse una ricorrenza civile e mitologica, l’unica occasione di vedere e farsi vedere: di stare al centro, come al Globe di Shakespeare. Brillare per non aver capito un cazzo di nulla della discussione in corso, e lisciare con le mani le pieghe del vestito buono comprato per l’occasione, guardandosi intorno sorridenti a sforzo. Ingoiare di slancio qualsiasi cosa da bere e stupirsi di quanto ci mettono gli altri – un’eternità. E poi naturalmente fare battute fuori luogo, sghignazzare. Sporcarsi di vomito indelebile, vino rosso. E poi tornare in su e in giù per il corso, sbandando e cadendo. E poi trovare un amico, o un’amica, gentile, che ci chiede se vogliamo un passaggio verso il corbello.

Si, lo volevamo.

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