IL CUCCHIAINO della Domenica: (il venerdì nero della Turchia)

Il fatto è che nel mondo, di base, non succede mai niente di nuovo. O meglio, che succedono sempre le stesse cose. Ci alziamo ogni mattina nella speranza che finalmente accada qualcosa, non necessariamente di bello o di brutto, di tragico o comico, ma di epico. L’informazione vive perciò braccata dal nostro appetito e si consuma nell’ansia da prestazione: ogni notizia non è mai abbastanza proteica per il nostro metabolismo di spettatori; c’è sempre bisogno di integratori che correggano la nostra dieta concettuale, che rendano, perlappunto, sempre più mitico il suo apporto calorico quotidiano. Qualcosa che trasformi ogni inutile fetta biscottata in un pasto più che completo, addirittura pantagruelico. E è un impegno globale, dal New York Times al Resto del Carlino: farci rivivere le gesta del Cid Campeador o di Odisseo. Così, ad esempio, un solo giorno di chiusura delle borse turche nel segno negativo diventa un crac irreversibile, un tonfo epocale, il segno inequivocabile della rovina di una nazione.

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