IL DISCORSO DEL RE

Se ti piace, anch’io assaggerei Rombo del Mare del Nord questa sera e da bere un Riesling della Mosella (anche se i tuoi sconoscevano Graal Muritz e il Diritto romano).

Ragioniamo su questo fatto: chi ci rende perfettamente uguali di fronte a un menu, perlomeno nella fase iniziale (l’ingresso in un ristorante e l’ordinazione) ?

Quello che abbiamo in tasca, non quello che abbiamo in testa. Ossia, quanto possiamo spendere. A meno che non si sia l’ospite di qualcuno: il nostro caso.

(E non importa se gli avi condivisero frasi famose o aringhe affumicate. Stasera siamo qui, simmetrici l’uno all’altro, l’uno all’altro identicamente ricchi e consapevoli).

Trasferiamo ora il concetto su una faccenda più delicata: il dolore. Che il primo di noi nacque già fornito di apparato lacrimale lo sappiamo (anche se era un po’ rudimentale).

Quando versò la prima stilla, però, non fu per quanto ne possedesse ma per quello che in quel momento aveva in testa, almeno nella fase iniziale.

Non per dolore fisico (si era appena tagliato con una selce) ma per qualcosa che non aveva mai visto: la salma di un proprio simile.

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