IL GIUSTO

Considero Nietzsche quello che ha meglio chiarito il significato del “risentimento”. La rabbia ostinata verso qualcuno, o qualcosa, che molto più spesso di quanto pensiamo non ha alcun fondamento concreto, se non nella natura degli uomini che lo provano, i quali molto miseramente vivono nell’angoscia che altri, da qualche parte, possano essere felici. Si tratta di un sentimento “a prescindere” frutto di nessun motivo e dell’insana convinzione che il fallimento degli uni dipenda dal successo degli altri, e che dilaga a macchia d’olio anche se in realtà è maggiormente antico di quanto si creda. Persino Aristide, generale ateniese artefice della vittoria di Maratona, ne restò vittima, ostracizzato e mandato in esilio nonostante fosse chiamato “il Giusto”. Un votante analfabeta che non lo conosceva quel giorno gli si avvicinò e, porgendogli il suo ostrakon, lo pregò di scriverci sopra il nome di Aristide. Il generale chiese all’uomo se quello gli avesse fatto qualche torto. No – fu la risposta – e non lo conosco nemmeno, ma sono stanco di sentirlo chiamare sempre “il Giusto”.

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