“Il grande gioco 2” di Gaetano Altopiano

In effetti, non ho mai desiderato svolgere una mansione in particolare, nemmeno da ragazzo. Non un mestiere, una professione. Niente di niente. Mai avuto aspirazioni, mai pianificato un cazzo, in sostanza. Al contrario dei miei compagni che invece allora avevano tutti le idee molto chiare. Sarà stato per questo che perso il primo semestre del primo anno di liceo mi iscrissi con disinvoltura a una scuola per saldatori, bocciando per giunta, e l’anno successivo all’istituto tecnico commerciale. Sarà stato per questo che dopo il diploma non scelsi affatto economia e commercio o scienze politiche, come sarebbe stato naturale, ma lettere e filosofia. Sarà stato per questo che non feci nemmeno il primo anno e iniziai a lavorare come impiegato contabile in una ditta privata, fottendomene, per l’ennesima volta, di quello che sarebbe accaduto. Tanto si aggiusta tutto, mi ripetevo, si aggiusta sempre tutto.

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