IL LETTORE

Un’ecografia postuma del nono mese lo avrebbe colto nella classica posizione fetale, come intento a contemplare i geroglifici delle sue manine unite, mignolo contro mignolo. A un anno la madre trasalì nel vederlo immobile e assorto davanti al maiuscoletto ignis sopra l’oblò della lavatrice. Il maggior fervore dei suoi tre anni risulta la compulsiva quanto inane esplorazione del Manuale del buon comportamento, unico ‘libro’ di casa, introdotto dal padre carabiniere. All’asilo dalle suore, suo rovente rovello sarà il lugubre infante in gorgiera e le mani a stringere rose della Vita di San Luigi Gonzaga. A cinque anni, durante la ‘primina’, si appassiona di targhe stradali: dinanzi a genitori inorgogliti e perplessi compita inesorabile i nomi di ogni via e cortile del paese. Nei sette, mentre il suo fratello minore prende fuoco a un incauto maneggiar di fiammiferi, per un tempo indefinito e fatale non sa distogliersi dal Verbo del Vangelo, primo libro ‘suo’, dono di un arciprete non privo di antenne.

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