MILLE E UNA MAIL

Un nano di mente spediva ogni giorno qualcosa come mille e una mail. Ma non con il vecchio metodo delle mailing list, inviando un unico messaggio a mille e uno indirizzi diversi. No. Lui le spediva una ad una, una dopo l’altra, ma a un unico indirizzo gmail.com. Sempre allo stesso indirizzo. Per esempio, in una mail avvertiva che sarebbe arrivato in ritardo per pranzo, in un’altra chiedeva notizie del rubinetto che gocciola, in un’altra raccomandava di chiudere bene il portone col catenaccio. A volte diceva: ti ho comprato un regalo. Altre volte: non ne posso più, troppo stress da lavoro. Finché nell’ultimo messaggio, il milleunesimo, che di solito partiva quando che il vespero cede alla compieta, cioè quando il cielo finisce di emettere riflessi rosati e le ombre che si allungano sul pavimento della cella tendono a dissolversi per dar luogo ad un’unica distesa brunita, in quell’ultimo messaggio, giorno dopo giorno, erano scritte sempre le medesime parole: “Eh, qualcosa non quadra nella nostra condizione esistenziale di umani. Se la morte, insieme alla nascita, è una tappa naturale del ciclo vitale, anzi la più naturale che si possa immaginare, perché viene percepita da tutti con angoscia, come un detestabile evento doloroso, mentre invece la nascita, che è il momento in cui di fatto inizia il cammino verso l’inesorabile compimento della vita, viene accolta con gioia? Tutti temiamo la morte, la nostra e quella dei nostri cari. Così è. Così avviene dovunque. Di conseguenza qualcosa non quadra; non in una o in un’altra cultura, non in uno o in un altro periodo storico, ma nella nostra strutturale e bislacca situazione di umani. Che d’istinto, nei secoli dei secoli, ci ribelliamo alla nostra stessa natura. Che è quella di sbucare a un certo punto dal non essere per poi farvi naturalmente ritorno.”

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