NONNOCLORO (V)

Non si poteva scorgere. Visibili
appena appena le muffe. Nonnocloro, accompagnandomi alla pesca delle lumache e delle fregate si sforzava ma non riusciva a distrarmi. Col mio giornale di Sicilia, dopo la mezzanotte, mi bastava un rugolino del giornale, riparavo, asciugandolo con molta delicatezza, e così, dopo, ero in grado di metterla anche a nonnocloro. Il che è possibile in due soli modi: o dritto dall’alto in basso mentre dormendo si gira sull’altro lato, ed è però meno bene a causa delle vibrazioni che durante lo spostamento cadono, non esiste opposizione e quindi è tutto in troppo breve tempo; io dal basso verso l’alto mascherandola, così, protetto dallo scherzo e dallo sforzo duplice, e dalla presenza delle vibrazioni, viene lunghissima e perfetta. Mi è capitato di mettere in fuga le lape e di asciugarmi, dopo, con estrema rapidità. Nonnocloro è troppo esteso per reagire. Forse non avverte assolutamente niente e questo può ingannare circa la validità dei risultati, specie nello stesso pomeriggio di primavera. Nonnocloro senza guardarmi dice “tante volte in un solo giorno alla tua età fa bene. Quando avrai dieci anni ti darò la chiave. A dieci anni dovrai avere tutto il tuo tempo occupato fino a mezzanotte, e bere vino di ventidue gradi”. Dopodiciò, con gli altri, mentre parla piange spesso senza singhiozzare. Gli altri però guardano me che sto ancora con le lumachine che mi passeggiano sugli avambracci, e ridono.

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