PASTORALE MARINESE

In una delle scarpe di miss Marineo, dentro una cellula epiteliale, vivono i miei antenati. Al microscopio si vede una villetta situata in nessun posto, e loro intenti a cenare. In mezzo ai linfociti del trisavolo, ingrandendo, si vede un alloggio popolare con dentro un uomo che guarda i propri piedi nudi: il padre di mio padre. Dentro una delle sue scarpe, tra i globuli bianchi, sta seduto mio padre. In una delle sue calze, nel mitocondrio di una cellula dendritica, non ci sono io, né nessun altro dei miei fratelli, come ci si potrebbe aspettare. È solo un’altra stella che, compiuto il miliardesimo, si è spenta. Noi siamo alle prese con l’annientamento delle nostre vite: ci lavoriamo dalla nascita. Cottura di ossa, denti, cartilagini, e immissioni costanti di glucosio. All’analisi spunto con metà degli incisivi, infatti. Si contano due otturazioni. Artrite reumatoide e cheloide rilevata sullo zigomo.  L’anatomopatologo seziona, tira un lembo di pelle: ci sono i miei pantaloni da stirare, sotto, due camicie, un etto di datteri tunisini. E le anime di novecento casalinghe, in fila per entrare in paradiso.

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