UN PO’ DI COCA PER NOI PEPSI di Francesco Gambaro

Un Bloody Mary con succo di sanguinello. Un Daiquiri colorato melanzana. Un Negroni alle gocce di nero di seppia. Un Frodalora Cooler in carbonella. Un Kanguro Cocktail con Old Mr. Boston Vodka e Strega nostrana. Quanti barman acrobati hanno visto le mie gole. Con acqua benedetta spritzato il Kentucky Coloniel. Condito con peli d’orso il Tequila Sour. Senza latte il Milk Punch. Con latte d’asina sarda il Manhattan. Che compagnia mi fa stanotte la lavatrice dopo avere spento Gracco e tutti i Masterchef televisivi, assassini che hanno sepolto specchiate generazioni di cuochi, un piatto di spaghetti freddi alla Gualtiero Marchesi, cavolo non ho il caviale, c’è pure freddo, allora viva viva viva la pappa col pomodoro (oglio sale & pepe + una mancia di pecorino) a forchetta e gambe alzate e posate sul rumoroso travaglio della Ignis LTE 7155 prima che centrifughi. E niente vino, alla faccia di Gracco o Cracco o come cazzo si chiama, stanotte mi tratto bene perché dalla mia modesta cantina di Pepsi ho sfilato una Coca del 1954 in vetroarmato.

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